PREVIDENZA INTEGRATIVA, ECCO PERCHÉ È MEGLIO PENSARCI SUBITO

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Sempre più spesso, quando si dibatte sull’argomento pensioni e previdenza, si ripropone anche la questione giovanile. Questa generazione avrà, secondo le previsioni, un futuro difficile. Le cause sono molteplici come ad esempio l’età di ingresso nel mondo del lavoro, la precarietà dello stesso, il trattamento economico e di conseguenza, le contribuzioni basse. Abbiamo coinvolto su questo tema il dott. Gianfranco Sirimarco, esperto in materia previdenziale e responsabile della sede di Sondrio di BIG Insurance Brokers, uno dei maggiori broker italiani assicurativo-finanziari.

“Fino ad oggi il collocamento dei fondi pensioni era molto apprezzato da chi avesse un’aliquota Irpef ed un’età pensionabile alte – spiega Sirimarco – L’elemento decisionale poteva essere quasi unicamente rappresentato dalla deduzione fiscale per i contributi versati e la conseguente diminuzione del reddito complessivo imponibile ai fini IRPEF. Tuttavia oggi – continua l’esperto – la sottoscrizione di questi fondi rappresenta un investimento sicuro e vantaggioso per il futuro dei giovani lavoratori, davanti ai quali vi è un panorama nebuloso e confuso per quanto riguarda il loro percorso pensionistico”.

Vediamo come funziona la pensione integrativa e quali sono i vantaggi.

Previdenza integrativa e pensione
Cos’è il GAP previdenziale
Previdenza Complementare
Previdenza Complementare: quale scegliere?
Fondi Pensione Integrativi: quanto costa?
Come aprire un fondo pensione integrativo

Previdenza integrativa e pensione

Il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo ha reso molto più incerto l’ammontare della pensione reale e Sirimarco commenta “Al momento non sappiamo esattamente con quanto andremo in pensione, possiamo fare solo delle stime. I fattori che concorrono a determinare la cifra sono diversi: il tasso di crescita dell’economia italiana (Pil), il tasso di inflazione e i coefficienti di conversione in rendita. Una cosa è certa: il sistema pensionistico sicuramente non potrà garantire ai giovani lavoratori, nei prossimi anni, lo stesso tenore di vita che riserva ai pensionati di oggi.”

Il broker riconduce a questa situazione anche le continue riduzioni delle pensioni di base a seguito delle riforme del sistema pensionistico obbligatorio. Di una cosa dobbiamo essere consapevoli: la pensione pubblica avrà sempre più il ruolo di prestazione minima di base e ogni soggetto dovrà integrarla attraverso la previdenza complementare.

Cos’è il GAP Previdenziale?

“E’ la differenza tra la prima rata di rendita di pensione e l’ultimo stipendio da lavoratore. Maggiore sarà il gap e tanto minore sarà il tenore di vita da pensionati rispetto a quello tenuto durante la fase attiva lavorativa. Il gap che si registra attualmente è del 20% o del 30% inferiore al reddito ma spesso le percentuali sono anche più consistenti” continua Sirimarco.

Una differenza, questa, che pesa parecchio sul bilancio di una famiglia abituata ad un certo tenore di vita che “spesso, proprio nel momento di maggiore necessità come può essere quello della vecchiaia (con spese non indifferenti legate allo stato di salute) si ritrova con entrate inferiori” conclude l’esperto.

L’importanza della previdenza complementare

“Una previdenza complementare può ridurre notevolmente questa differenza. Nel 1993 è stato introdotto in Italia, come naturale elemento di equilibrio delle prospettive di tutela del tenore di vita dei pensionati, il secondo pilastro ovvero quello della previdenza complementare che rappresenta un percorso certo e vantaggioso, ricco di garanzie e importanti sgravi fiscali per chi lo sceglie”. Ecco i “tre pilastri” spiegati dall’esperto.

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Varie forme di previdenza. Quali scegliere?

E’ noto che il sistema pensionistico italiano, in seguito alle molteplici riforme succedutesi nel corso degli anni, si fonda ad oggi su tre fondamentali pilastri. Quando ci si appresta a valutare una forma di pensione completare, è importante avere la padronanza della terminologia utilizzata e avere chiari i tre concetti fondamentali. Può essere utile ricordare che:

• 1° Pilastro, Previdenza pubblica: (INPS, e casse autonome: avvocati, medici, notai etc.)
• 2° Pilastro, Previdenza complementare collettiva: (fondi chiusi, CCNL, di categoria o 
aziendali)
• 3° Pilastro, Previdenza complementare individuale (PIP, FIP)

IL PRIMO PILASTRO

É il sistema pensionistico pubblico gestito dall’INPS. In questa fase storica, per molti lavoratori, il calcolo della pensione avviene sommando i periodi ante 1995 (ovvero retributivo) e post 1995 (cioè contributivo): è il cosiddetto calcolo “misto”. Il motivo per ridurre le pensioni erogate è semplice; ci sono meno lavoratori attivi unitamente ad un calo demografico. Inoltre è previsto un aumento dell’età media, quindi le pensioni dovranno essere pagate per più anni oltre al dato che vi sono più pensionati.

 

IL SECONDO PILASTRO

Sono i fondi pensione, regolamentati nel 1993 sebbene fosse possibile aderirvi già prima (fondi preesistenti). Sono stati poco utilizzati fino alla riforma del 2005, attuata nel 2007, che dava la possibilità, ai dipendenti, di conferire anche il TFR in un fondo pensione, anziché lasciarlo in azienda. La riforma era sibillina, poiché il lavoratore silente si trovava a versare il proprio TFR quasi senza saperlo! Doveva, e deve tutt’oggi, dare comunicazione esplicita di voler mantenere il proprio trattamento di fine rapporto presso l’azienda.

 

IL TERZO PILASTRO

É lo strumento di risparmio previdenziale completamente libero, che consente all’aderente di colmare il proprio gap reddituale a fine carriera, sfruttando a pieno alcune caratteristiche quali:
• Libertà di adesione, contribuzione e trasferimento
• Vantaggi fiscali: contributi dedotti dal reddito imponibile entro i € 5.167,57, tassazione interessi al 20% • Flessibilità: possibilità di chiedere anticipazioni fino al 75% (così dette finestre d’uscita, per comprovate esigenze di spese di salute, o per acquisto casa per se o per i figli)
• Tutele: intoccabilità del patrimonio, vigilanza Autority specifica-COVIP

Obiettivo: Meno Costi. Ovvero come rimodulare la gestione del fondo pensione complementare

“Molte persone, che già hanno un piano di previdenza individuale, si rivolgono a noi semplicemente con l’obiettivo di fare un’analisi del loro, verificarne i costi che, al fine di non erodere il capitale rivalutabile, devono essere contenuti” racconta Sirimarco e aggiunge “avendo una vasta gamma di soluzioni in Fondi Pensionistici Integrativi siamo in grado di fare un check del contratto in essere e fornire delle alternative che abbiano costi nettamente inferiori a quelli che si stanno sostenendo ora per la loro gestione, fermi restando vantaggi e benefici.”

A chi rivolgersi

Abbiamo chiesto all’esperto perché scegliere un broker anziché una banca, un promotore, un agente assicurativo. “Noi come broker assicurativi siamo da oltre 20 anni al servizio delle famiglie e delle imprese. Grazie alla collaborazione con partner leader di settore e internazionalmente riconosciuti, possiamo scegliere e offrire non una ma una vasta gamma di proposte previdenziali, tutte personalizzate, fra le migliori esistenti e più adatte alle esigenze di chi sottoscrive. Garantiamo affidabilità, chiarezza, trasparenza e flessibilità e un referente che possa accompagnare il cliente per tutto il percorso ed essere disponibile per qualsiasi necessità.”

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Il PIP è una forma di previdenza complementare privata istituita dalle compagnie di assicurazione.

L’adesione a un PIP consente di destinare parte dei tuoi risparmi per integrare la tua pensione di base e ricevere una pensione complementare ed agevolare l’uscita dal mondo del lavoro.

*Le informazioni riportate non costituiscono contratto e non impegnano il broker o l’assicuratore per il quale valgono le condizioni contrattuali sottoscritte tra le parti. Leggere attentamente il set informativo di polizza prima della sottoscrizione.

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