PIANO WELFARE

La soluzione che fa felici aziende e dipendenti

WELFARE: UN’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE AL VOLO

Cos’è il Welfare

Il “Welfare” (di etimologia inglese) è stato coniato subito dopo la Prima Guerra Mondiale in Gran Bretagna, nella sua accezione istituzionale: all’epoca lo Stato andava “ricostruito” e il termine venne considerato nella sua dimensione di “Welfare State”, “Stato del benessere”, utilizzato per indicare che la sicurezza e il benessere sociale ed economico dei cittadini erano responsabilità dello Stato. Tale obiettivo si è tradotto, nel corso del tempo e nelle diverse Nazioni, in un insieme di politiche pubbliche di assistenza e protezione sociale, volte a erogare servizi e benefici, per tutelare i cittadini dai rischi derivanti dall’assenza di reddito.

Da Welfare sociale a Welfare aziendale

Se fino agli anni 50 il termine Welfare indicava un determinato tipo di stato come istituzione, successivamente il termine è stato utilizzato per indicare un modello assistenziale che ha a che fare con la previdenza sociale in cui lo Stato opera al fine di eliminare le diseguaglianze economiche e sociali e che assiste le fasce più deboli della popolazione. In Italia, in particolare, il termine è stato preso e riadattato per indicare questo tipo di assistenza che viene erogata dallo Stato alle fasce deboli della popolazione come disabili, pensionati, disoccupati.

Welfare aziendale: significato

I tempi passano e le esigenze cambiano. In uno Stato in cui le politiche aziendali, sociali ed economiche si intrecciano, anche i significati delle parole cambiano e i concetti assumono altre sfumature. Nasce così il Welfare aziendale, uno strumento di aiuto da parte delle aziende che erogano benefit (agevolazioni e servizi non tassati) a favore del dipendente.

Già con la Legge di Stabilità 2016 il Governo aveva intrapreso una serie di provvedimenti finalizzati a incentivare il Welfare aziendale attraverso due strumenti: il premio di produttività, come fonte di risorse per garantire beni e servizi di Welfare ai lavoratori dipendenti, e l’ampliamento del paniere dei servizi tramite l’aggiornamento dell’art.51 del TUIR. Il provvedimento ha dato ottimi frutti tanto che la Legge di Stabilità 2017 non solo conferma l’attuazione del Welfare aziendale ma lo potenzia attraverso l’ampliamento dell’utilizzo del premio di produttività e l’ampliamento degli strumenti di sostegno finalizzati al miglioramento della conciliazione famiglia-lavoro.

L’attuazione di tale piano deriva – ahinoi – dall’incapacità dello Stato di assicurare livelli di protezione e tutela paragonabili a quelli di qualche anno fa. Il welfare aziendale ha così integrato e, a volte, “surrogato” quello pubblico soddisfacendo la domanda di benessere sociale da un punto di vista sia quantitativo che qualitativo, con prestazioni aggiuntive e/o diverse. Ecco dunque perché tale piano è di grande importanza per tutto l’assetto sociale! Tutto ciò non senza considerare il vantaggio fiscale per le aziende ed economico per i dipendenti.

Welfare aziendale: a cosa serve

Il welfare aziendale è un nuovo pilastro della retribuzione. Esso prevede l’introduzione di un sistema di prestazioni non monetarie e servizi a sostegno del dipendente finalizzato a facilitargli la vita attraverso numerosi servizi e agevolazioni da scegliere.
É evidente che l’attuazione di tale piano derivi – ahìnoi – dall’incapacità dello Stato di assicurare livelli di protezione e tutela paragonabili a quelli di qualche anno fa. Il Welfare aziendale ha così integrato e, a volte, “surrogato” quello pubblico soddisfacendo la domanda di benessere sociale da un punto di vista sia quantitativo che qualitativo, con prestazioni aggiuntive e/o diverse. Ecco dunque perché tale piano è di grande importanza per tutto l’assetto sociale! Tutto ciò non senza considerare il vantaggio fiscale per le aziende ed economico per i dipendenti.

Come nasce il Welfare Aziendale

Il tema del welfare aziendale è in continua evoluzione rispetto agli aggiornamenti normativi: viene introdotto in Italia nel 1986 quando fu approvato il DPR 917, che istituì quello che oggi si chiama TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Nel tempo il testo ha subito grandi modifiche, ma fin dall’inizio si è occupato di disciplinare le erogazioni che completavano la retribuzione: i fringe benefit e i flexible benefits.

Ad oggi sono l’articolo 51 – Determinazione del reddito di lavoro dipendente – e l’articolo 100 – Oneri di utilità sociale – del TUIR a costituire la base del welfare aziendale italiano, integrati ogni anno dalla Legge di Stabilità approvata dal Governo.

Welfare aziendale: come funziona

L’idea che ci sta dietro è quella di sostenere il reddito dei lavoratori con altre forme di pagamento e ricompensa oltre al denaro così da accrescere il benessere lavorativo e familiare rispetto a quando si riceve solo la retribuzione classica (busta paga).
É dimostrato che un adeguato piano Welfare aziendale è uno strumento importantissimo per aumentare e migliorare l’efficienza dei dipendenti. É quindi opportuno che ogni azienda abbia un proprio Welfare aziendale, una serie di benefit e iniziative disposti ed erogati sia per decisione autonoma che per accordo con le rappresentanze sindacali.
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Chi può usufruire del Welfare aziendale?

In origine i beneficiari di un piano di Welfare aziendale erano solo i lavoratori dipendenti che lavoravano in aziende pubbliche o private. Con l’approvazione nel 2017 del Jobs Act del lavoro autonomo alcuni benefits possono essere estesi anche ai lavoratori autonomi e professionisti titolari di partita IVA. A beneficiare non è solo il dipendente, ma tutta la sua famiglia.

• il coniuge, anche separato ma non legalmente (anche i partner da unioni civili);
• i figli, inclusi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati;
• i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi;

• gli adottanti;
• i generi e le nuore;
• il suocero e la suocera;
• i fratelli e le sorelle germani o unilaterali.

PIÙ WELFARE PER TUTTI

Come realizzare il Welfare aziendale: un piano in quattro punti

Prima di strutturare il Piano Welfare è necessario analizzare la situazione esistente, con identificazione dei benefit attuali e le caratteristiche sociodemografiche della popolazione aziendale. Importante quindi coinvolgere i dipendenti con dei questionari sulle loro esigenze e desideri! Una volta messo in atto il piano è poi essenziale valorizzare l’investimento attraverso una comunicazione al personale dove si spieghino tutti i vantaggi intrapresi con il nuovo Piano Welfare; come step finale è sempre bene monitorare il piano messo in atto per adattarlo alle esigenze in continuo cambiamento.

Mettere in atto un Piano Welfare che funzioni significa mettere in campo risorse e capacità professionali specifiche affinché si proceda su più punti, quali:

1. Analisi della situazione esistente

Alla luce di quanto detto precedentemente per implementare un piano di welfare aziendale la prima cosa che l’azienda dovrà decidere è come finanziare i premi che saranno erogati:

• In capo al dipendente, in entrambi i casi, non viene applicato alcun onere né fiscale né contributivo.

In capo all’azienda le somme sono deducibili dal reddito d’impresa in misura totale o parziale.

L’azienda può altresì decidere di utilizzare il premio di risultato o di produzione oppure può stanziare delle somme on top (contrattualmente o volontariamente) rispetto alla retribuzione (investimento diretto).

La prima operazione da compiere sarà quindi analizzare i benefit offerti ai dipendenti e le caratteristiche socio-demografiche della popolazione aziendale.

2. Coinvolgimento dei dipendenti

Affinché funzioni il Piano Welfare aziendale deve rispondere concretamente alle esigenze dei propri dipendenti e delle loro famiglie. Per questo è utile analizzare mediante sondaggi e questionari le loro richieste, suggerimenti, necessità. Noi di Big adottiamo una survey online comparabile attraverso PC, smartphone e tablet in forma anonima. I dati vengono raccolti, analizzati e archiviati al fine di tracciare uno storico delle attività aziendali e della qualità della vita aziendale.

3. Comunicazione del piano welfare ai dipendenti

Attivare un piano welfare significa avvantaggiarsi sul piano tributario, ma anche e soprattutto, creare un clima familiare, sereno e per questo più produttivo, in azienda. Valorizzare l’investimento attraverso una comunicazione mirata delle caratteristiche del piano welfare messo a punto dall’azienda, tale per cui si mettano in luce anche i vantaggi sociali e fiscali, è determinante per la buona riuscita del piano welfare e per ottenere il miglior rendimento possibile.

4. Ottimizzazione del piano welfare aziendale

Analizzare, monitorare e modificare il piano welfare nel corso del tempo è fondamentale: solo così il Welfare aziendale saprà rispondere alle esigenze dei dipendenti e delle loro famiglie!

PIANO WELFARE: PERCHÉ CONVIENE ALLE AZIENDE

I vantaggi fiscali del Welfare aziendali

Una delle caratteristiche principali dei benefits compresi in un piano Welfare è che sono premi, che pur aumentando il valore della retribuzione, non vanno a formare il reddito imponibile e sono pertanto non tassabili. Questa condizione è ammessa soltanto quando i benefits, legati al Welfare aziendale, siano concessi alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti ben identificate, escludendo così il premio ad personam ossia per un singolo soggetto.

Quali sono i benefit del welfare aziendale

Nell’individuare i benefits elargiti non bisogna però confondere il concetto dei Fringe Benefit con quello dei Flexible Benefit. La differenza tra le due tipologie di benefits è estremamente legata ai concetti di detraibilità e detassazione. In pratica:

Fringe Benefit: sono i cosiddetti compensi in natura ossia quei benefici che il datore di lavoro dà ai suoi dipendenti che vanno ad aumentare il valore della retribuzione (ad esempio: i buoni spesa, il buono carburante, la cesta regali per il Natale, l’utilizzo di auto aziendali, il cellulare aziendale con uso anche personale, il portatile, l’alloggio, la concessione di prestiti, i fabbricati concessi in locazione, in uso o in comodato e i servizi di trasporto ferroviario di persone prestati gratuitamente e così via). Solitamente è il contratto di lavoro che li regola e quindi sono benefits che possono essere concessi anche al singolo lavoratore. Questi beni vanno conteggiati nel reddito imponibile del lavoratore e sono tassati. L’unica eccezione si verifica quando il valore di questi beni resta non superiore alla soglia di 516,00 euro annui.

Flexible Benefit: rientrano in questa categoria le somme, le prestazioni e i servizi che il datore di lavoro eroga ai propri dipendenti in una politica di Welfare aziendale. Non sono pertanto compresi nel contratto individuale, ma derivano da una scelta che l’azienda fa nei confronti di categorie omogenee di lavoratori e hanno l’obiettivo di migliorare il benessere e la qualità di vita dei dipendenti e dei loro familiari. In quest’ottica questi servizi, pur contribuendo ad aumentare la retribuzione, non partecipano alla formazione del reddito imponibile e sono pertanto oggetto di detassazione (qualche esempio: le assicurazioni sanitarie e le integrazioni pensionistiche, gli asili nidi per i figli, le borse di studio, i trasporti pubblici, eccetera).

L’investimento welfare è totalmente detraibile dalle tasse.
Cogli l’opportunità di tramutare il costo in un benefit per la tua azienda e per chi ne fa parte!

Per qualsiasi informazione in ambito fiscale contattate il nostro esperto, Andrea Bazzani, via mail o telefono.

Quanto risparmia l’azienda che sceglie un piano welfare aziendale?

Si stima che attivando un piano welfare aziendale, l’azienda possa offrire al dipendente benefici concreti dandogli la possibilità di alzare la propria qualità della vita, e al contempo risparmiare 1/3 (30%) sui costi che invece dovrebbe sostenere scegliendo di non attivare un piano Welfare.

PIANO WELFARE: PERCHÉ CONVIENE AI DIPENDENTI

Mettiamola così: da lavoratore dipendente preferiresti ricevere un premio da 3000 euro, che una volta tassato, ti restituirebbe 1600 euro da poter utilizzare a tuo piacimento, oppure ti sarebbe più gradito attingere a un paniere di servizi per il valore totale di 3000 Euro, per nulla decurtato nel valore complessivo? Prima di rispondere leggi attentamente in cosa potresti investire i tuoi 3000 euro: ti accorgerai che nel termine “a piacimento” rientrano spese quotidiane delle più diffuse.

Oltre 400 prodotti e servizi per te e la tua famiglia:

Il piano welfare comprende un paniere di oltre 400 offerte tra prodotti e servizi che abbiamo raggruppato così:

  • Rimborso degli interessi pagati sui prestiti e sui mutui.
  • Rimborso di spese mediche come odontoiatria, farmaci e ticket ospedalieri ad integrazione dei fondi di categoria.
  • Versamenti integrativi al Fondo Pensione di categoria o a Fondi Pensione aperti scelti dai lavoratori.
  • Rimborso di spese per assistenza agli anziani e per servizi di baby sitting.
  • Abbonamenti al trasporto pubblico per lo spostamento casa-lavoro.
  • Voucher spendibili in un ampio catalogo di beni e servizi di consumo: ad esempio, buoni carburante e buoni per la spesa al supermercato.
  • Viaggi vacanza, cofanetti regalo, terme.
  • Spese ricreative: palestre cinema, teatri, corsi di formazione extra-professionale, abbonamenti a riviste.
  • Rimborso delle spese per l’iscrizione e la frequenza di scuole, dall’asilo nido fino ai master universitari.
  • Rimborso delle spese per campus estivi, vacanze studio, gite scolastiche, ludoteche.

“Dipendenti”:  significato e categorie

Una precisazione importante è stata inoltre messa in luce dall’Agenzia delle entrate che nell’interpello nr. 273/2019 ha spiegato: “l’espressione “categorie di dipendenti”, utilizzata dal legislatore, non va intesa soltanto con riferimento alle categorie previste nel codice civile (dirigenti, operai, etc.), bensì a tutti i dipendenti di un certo tipo (ad esempio, tutti i dipendenti di un certo livello o di una certa qualifica, ovvero tutti gli operai del turno di notte ecc.), ovvero ad un gruppo omogeneo di dipendenti, anche se alcuni di questi non fruiscono di fatto delle “utilità” previste” .

Per categorie di dipendenti possiamo così intendere: 

• dipendenti che risiedono in una stessa sede;
• dipendenti che hanno un inquadramento identico (ad esempio tutti gli impiegati);
• dipendenti che hanno uno stesso livello contrattuale (ad esempio tutti i commercio terzo livello);
• dipendenti che hanno dei figli.

Un corretto Piano Welfare:

  • Fidelizza e motiva il personale
  • Migliora il clima aziendale e la produttività totale
  • Crea una buona reputazione aziendale interna ed esterna

I vantaggi per i dipendenti

 

La soluzione migliore è quindi quella che preveda non solo le classiche impostazioni di welfare come il rimborso spese sanitarie tramite cassa di assistenza o fondi pensione, ma anche piani che prevedano diverse alternative interessanti come:

Un adeguato piano welfare aziendale è uno strumento importantissimo per aumentare e migliorare l’efficienza dei dipendenti. Per essere davvero efficace però, deve essere realizzato pensando di soddisfare realmente le esigenze di ogni collaboratore! I benefits non sono percepiti tutti in egual misura: ci sono differenze da considerare in base a diversi fattori come il genere, l’età, il reddito e la composizione familiare…

  •  voucher buoni acquisto alimentari carburanti;
  • spese di educazione e istruzione dei figli;
  • babysitter, assistenza a familiari anziani o non autosufficienti;
  • attività ricreative e culturali, abbonamenti a palestre, viaggi.

 

Tutti queste alternative contribuiranno alla creazione di un piano Welfare vincente per ogni azienda e per ogni dipendente.

RC aziendale

La presenza costante di innumerevoli fattori di rischio rappresenta un grave problema per qualsiasi azienda. Una copertura assicurativa non può coprire l’imprevedibile, ma può intervenire per limitare i danni causati da ciò che non ci si aspettava.

Welfare Aziendale: un esempio da chi l’ha scelto

Le aziende che scelgono di attuare un piano welfare sono premiate non solo dal punto di vista fiscale, ma anche da quello mediatico e dal punto di vista della rappresentatività di una sensibilità aziendale che fino a qualche tempo fa era più riconducibile alla fiction (vedi le storie su Olivetti, Luisa Spagnoli e il brand Ferrari), che alla realtà aziendale. Oggi le cose non stanno già così e soprattutto in tempo di Covid 19, chi ha attuato un piano welfare e ha saputo metterlo in luce con una comunicazione mirata al marketing, ne ha beneficiato anche in fatto di immagine aumentando il proprio valore intrinseco rispetto all’opinione pubblica. Interessante l’excursus fatto dalle pagine de Il messaggero in un articolo del 10 Aprile 2020 (leggi l’articolo) che ha citato aziende italiane e internazionali di grande prestigio quali:

Pastificio Rana (2 milioni di euro di aumenti salariali complessivi per il periodo dell’emergenza, un sostegno specifico per i servizi di baby-sitter e una polizza assicurativa specifica che copre il rischio di contagio da Covid-19), la Luxottica, la Ferrero (rispettivamente con incrementi in WA e salariali per gli addetti che hanno dovuto restare al lavoro nel periodo marzo/aprile) e la Boehringer Ingelheim (attivazione di uno specifico servizio di counseling per i dipendenti in difficoltà tra restrizioni alla libertà di movimento, lavoro domiciliare e coordinamento dei ritmi familiari, oltre ad una polizza assicurativa anche in tal caso a copertura del rischio di contagio da Covid-19).

E se esistono diverse aziende, meno conosciute e rinomate, che hanno saputo dare un proprio contributi al bene comune attivandosi in donazioni, riorganizzando la produzione e ponendo maggiore attenzione sul benessere e sulla salute aziendale, l’articolo mette in luce anche la difficoltà di altrettante aziende attuare un piano WA (acronimo di Welfare) più per un problema culturale che pratico: un errore che se non sarà risolto potrà fare perdere alle aziende e ai loro dipendenti una grande opportunità.

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COSA SIGNIFICA "WELFARE"?

Di chiara origine anglosassone, il termine Welfare, significa, letteralmente “benessere“, “star bene”.

Il termine è stato coniato in Gran Bretagna dopo la prima Guerra mondiale, per descrivere il tipo di Stato “ricostruito” dal governo laburista che si impegnò ad aiutare le fasce di popolazione più in difficoltà.Il termine Welfare è stato coniato in Gran Bretagna dopo la prima Guerra mondiale, per descrivere il tipo di Stato “ricostruito” dal governo laburista che si impegnò ad aiutare le fasce di popolazione più in difficoltà. Il potere politico, nel Welfare State, poteva essere impiegato per modificare, con mezzi legislativi e amministrativi, il gioco delle forze del mercato in tre possibili direzioni:

  1. Garantire ai singoli e alle famiglie un minimo reddito indipendente dal valore di mercato del loro lavoro o dal loro patrimonio;
  2. Ridurre l’insicurezza sociale mettendo chiunque in grado di far fronte a difficili congiunture: malattia, vecchiaia, disoccupazione;
  3. Garantire a tutti, senza distinzione di classe e di reddito le migliori prestazioni possibili (l’ottimo non il minimo) relativamente a un complesso di servizi predeterminati”.

Il termine Welfare è sopravvissuto alla caduta di quel governo (1951) e in senso lato, oggi, sta ad indicare lo Stato Sociale, conosciuto anche come Stato assistenziale, ovvero quel sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando in particolar modo i ceti meno abbienti.

Stare “on welfare” significa ricevere sostegno finanziario o altro tipo di assistenza da parte del governo perché poveri.

In Italia si è “preso in prestito” il termine Welfare dagli inglesi per definire il settore dello Stato che dovrebbe occuparsi delle fasce più deboli (disabili, lavoratori subordinati, pensionati ecc..), settore che una volta si chiama Previdenza Sociale.

(fonte: www.levysoft.it)

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