I Piani pensionistici e la Previdenza integrativa (PIP) sono il migliore investimento per assicurarsi il futuro fin da giovani

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Se il presente è incerto, il futuro sarà difficile. Soprattutto per i giovani, i più esposti a un cambiamento epocale che ridurrà il tenore di vita di molti e li costringerà a lavorare più a lungo (71 anni secondo le stime più recenti). Ecco perché pianificare il futuro con largo anticipo è la scelta migliore. 

 

Scopriamo insieme perché è meglio sottoscrivere un piano pensionistico fin da subito…

Giovani: a quando la pensione?
Quali sono i Piani pensionistici oggi in Italia?
PRIMO PILASTRO: IL SISTEMA PENSIONISTICO
SECONDO PILASTRO: I FONDI PENSIONE
TERZO PILASTRO: I PIANI PENSIONISTICI INDIVIDUALI (PIP)
Quale fondo pensioni pensione scegliere?
Qual è il miglior fondo pensioni?

Giovani e pensione

Definire oggi come i giovani andranno in pensione non è possibile: tutto dipenderà dal tasso di crescita dell’economia italiana (Pil), dal tasso di inflazione e dai coefficienti di conversione in rendita. Tuttavia, lo scenario è piuttosto evidente: la pensione pubblica avrà sempre più il ruolo di prestazione minima di base e ogni soggetto dovrà integrarla attraverso la previdenza complementare.

Se prima i fondi di investimento erano perlopiù vagliati da chi avesse avesse un’aliquota Irpef ed un’età pensionabile alte, oggi la sottoscrizione di questi fondi rappresenta un investimento sicuro e vantaggioso per il domani dei giovani lavoratori. 

Costruire sin da subito una pensione integrativa ha benefici anche sul presente: investire in un fondo pensione, come in una polizza vita, offre all’assicurato l’opportunità di difendere il patrimonio dalla tassazione. Inoltre i piani pensionistici godono di deducibilità. Il che li rende una forma di investimento  e protezione utile a salvaguardare i propri risparmi già nell’immediato.

Vediamoli nel dettaglio…. 

Piani pensionistici individuali: come nascono, come funzionano e quali sono i benefici

Per comprendere come funziona un fondo pensionistico occorre fare un piccolo excursus storico avvalendoci di quanto indicato anche sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

“(…) Nel sistema vigente, la gestione delle forme di previdenza obbligatoria (primo pilastro) è affidata, da una parte, a un ente pubblico, l’INPS, che assicura la maggior parte dei lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico e i collaboratori; dall’altra, agli Enti di previdenza dei liberi professionisti (Casse Geometri, Ingegneri e Architetti, Forense, Medici, Veterinari, Notariato, Dottori commercialisti, Ragionieri e periti commerciali, Farmacisti, Consulenti del lavoro, Impiegati dell’Agricoltura, FASC, ENASARCO, INPGI e ONAOSI), già enti pubblici, che hanno deliberato la propria trasformazione in enti con personalità giuridica di diritto privato, ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, mantenendo tuttavia la finalità pubblica. A tali enti, si sono aggiunti altri enti di previdenza di diritto privato dei liberi professionisti di nuova istituzione, ai sensi del Decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103 (ENPAB, ENPAP, EPPI, EPAP, ENPAPI, Gestione separata ENPAIA e Gestione separata INPGI), anch’essi con finalità pubblica.

A tali forme di previdenza obbligatoria di primo pilastro si affiancano le forme di previdenza complementare  collettiva (secondo pilastro) costituita da fondi chiusi, CCNL, di categoria o aziendali sottoscritte su base volontaria. La diffusione della previdenza complementare è legata alla previsione che le pensioni di primo pilastro – a causa del progressivo aumento della durata della vita media e delle diverse modalità di calcolo – divengano nel tempo sempre più basse, in rapporto all’ultima retribuzione percepita (cosiddetto tasso di sostituzione o GAP). Sebbene i fondi pensione del secondo pilastro siano stati regolamentati nel 1993, essi sono stati poco utilizzati fino alla riforma del 2005 (attuata poi nel 2007) che dava la possibilità, ai dipendenti, di conferire anche il TFR in un fondo pensione, anziché lasciarlo in azienda. 

Ma la riforma era sibillina, poiché il lavoratore silente si trovava a versare il proprio TFR quasi senza saperlo! Doveva, e deve tutt’oggi, dare comunicazione esplicita di voler mantenere il proprio trattamento di fine rapporto presso l’azienda.

A fronte dell’evoluzione dei bisogni e delle necessità della società odierna, negli ultimi decenni si è fatta avanti una nuova forma di fondo pensionistico, libera e individuale: il Terzo Pilastro. 

Il terzo Pilastro è lo strumento di risparmio previdenziale che consente all’aderente di colmare il proprio gap reddituale a fine carriera, facendo leva su alcune caratteristiche quali:

  • Libertà di adesione, contribuzione e trasferimento
  • Vantaggi fiscali: deducibilità dei contributi dal reddito imponibile entro i € 5.167,57, tassazione interessi al 20%
  • Flessibilità: possibilità di chiedere anticipazioni fino al 75% (così dette finestre d’uscita, per comprovate esigenze di spese di salute, o per acquisto casa per se o per i figli)
  • Tutele: intoccabilità del patrimonio, vigilanza Autority specifica-COVIP

Quale fondo pensioni scegliere?

 

Il lettore a questo punto avrà certamente compreso perché i piani individuali pensionistici sono i migliori alleati per offrire ai più giovani un futuro più roseo… Ma quale fondo pensione scegliere tra le diverse soluzioni che banche, assicurazioni e agenti propongono al mercato? 

La cosa migliore quando si vuole sottoscrivere un piano pensionistico individuale è di vagliare tra una pluralità di possibilità al fine di individuare la soluzione più adatta alla propria situazione lavorativa e patrimoniale. E’ poi fondamentale diversificare e, per ciascuna soluzione, verificare i costi che, al fine di non erodere il capitale rivalutabile, devono essere contenuti. 

Qual è il miglior fondo pensioni?

Avendo una vasta gamma di soluzioni in Fondi Pensionistici Integrativi , in qualità di Broker Assicurativi siamo in grado di fare un check del contratto in essere e fornire delle alternative che abbiano costi nettamente inferiori a quelli che si stanno sostenendo ora per la loro gestione, fermi restando vantaggi e benefici.

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Il PIP è una forma di previdenza complementare privata istituita dalle compagnie di assicurazione.

L’adesione a un PIP consente di destinare parte dei tuoi risparmi per integrare la tua pensione di base e ricevere una pensione complementare ed agevolare l’uscita dal mondo del lavoro.

*Le informazioni riportate non costituiscono contratto e non impegnano il broker o l’assicuratore per il quale valgono le condizioni contrattuali sottoscritte tra le parti. Leggere attentamente il set informativo di polizza prima della sottoscrizione.

Immagine di copertina by Halayalex – Freepik.com

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