Cyber RISK: la soluzione è giocare d’anticipo.

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Fonti ufficiali indicano l’Italia come il quarto Paese al mondo dove gli attacchi informatici vanno più a segno. Ad esserne maggiormente colpite sono le Pmi e gli studi professionali, ambienti ancora poco sensibili al risk management a causa della scarsità delle risorse, delle competenze e del tempo necessario per affrontare la continua evoluzione del fenomeno. Eppure, secondo il «City risk index» dei Lloyd’s 2015-2025, il cyber risk (o attacco informatico) è tra le minacce crescenti che mettono a repentaglio la sicurezza delle aziende: esso è al terzo posto tra i rischi prodotti dall’uomo, dopo il crollo dei mercati e la crisi del prezzo del petrolio.

I dati lo dimostrano: come afferma Alessandro Piva, direttore secondo L’Osservatorio Information Security & privacy del Politecnico di Milano, in un’intervista rilasciata a Repubblica, «siamo tutti sotto assedio. Secondo l’Internet Security Threat Report 2017 di Symantec le famiglie di ransomware sono aumentate da 30 a 101 dal 2015 al 2016 e i rilevamenti passati da 340.000 a oltre 460.000. È aumentato anche il ‘riscatto’ medio richiesto per rientrare in possesso dei propri dati, in crescita da 294 dollari a 1.077 nel giro di un anno».

Per capire la levatura del problema basti pensare che il cyber attack è stato tra i temi di discussione durante l’attuale G7. Ransomware, malware e cyber attack stanno mettendo in ginocchio anche grandi realtà. L’attuale Wannacry, come i meno recenti episodi di violazione dei sistemi informatici ad alti livelli, dalla campagna elettorale di Hillary Clinton fino al data breach subito da Yahoo!, mostrano come penetrare nelle falle dei sistemi informatici sia tanto semplice quanto gli effetti siano esponenzialmente dannosi e incontrollabili. Basti pensare che proprio dalle debolezze evidenziate dal ramsomware Wannacry è già partito un nuovo attacco, battezzato Adylkuzz, che usa le centinaia di migliaia di computer contagiati per creare milioni di dollari in Bitcoin, Monero, la nota moneta virtuale (fonti http://www.agi.it/ e http://www.mirror.co.uk).

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Se dunque difendersi sembra sempre più difficile, proteggersi preventivamente diventa un obbligo. Come? Due sono le vie da seguire, imprescindibili se si ha a che fare con dati sensibili la cui divulgazione potrebbe danneggiare sé stessi e i propri clienti e fornitori, con una gestione elettronica automatizzata della propria produzione, o con dipendenti poco (o troppo) avvezzi all’informatica.

Da un lato, è bene munirsi di sistemi di sicurezza digitale interna, dall’altro è cosa buona e giusta assicurarsi mediante clausole specifiche che tengano conto delle caratteristiche dell’Azienda e/o dell’entità dei dati di cui si è in possesso.

Noi di BIG Insurance Brokers e BIG Assicurazioni, in collaborazione con le migliori compagnie assicurative, abbiamo messo a punto soluzioni efficienti per rispondere agli attacchi ed eventuali danni causati da un attacco informatico, sia esso di natura estranea all’azienda/studio professionale, che dovuto a un problema interno come di un dipendente sbadato o vendicativo contro il datore di lavoro.

Indica Andrea Bazzani, ‎direttore di BIG Insurance Brokers: «L’attenta analisi del problema ci ha permesso di individuare diverse formule previdenziali calibrate caso per caso. Si va dalla più comune e isolata estorsione da carta di credito, a una soluzione che mira a rispondere ai danni subiti dall’azienda fino a coprire quelli che, a cascata, possono colpire tutte le realtà ad essa connessa quali fornitori, dipendenti, clienti».

La garanzia per violazione delle privacy o per virus trasmesso a terzi attraverso il sito Internet o le email inviate dalla posta elettronica dell’assicurato copre ad esempio anche i danni a terzi derivanti dai contenuti pubblicati in pagine web dell’assicurato, così come da blog e social. Nella categoria dei danni subiti per cyber attack rientrano i guasti al sistema informatico con perdita dei dati, comprese le spese per il ripristino o il reinserimento di dati perduti e le conseguenze su un’eventuale riduzione dell’utile dell’assicurato. Anche la perdita di reputazione può essere assicurata, se si dimostra che per l’attacco informatico e la conseguente violazione della privacy di terzi l’azienda ha perso clienti.

Un punto importante riguarda le estorsioni informatiche: sono coperte se l’azienda, a seguito di malware, riceve minacce volte a introdurre virus nei sistemi, rivelare informazioni riservate, danneggiare la reputazione del marchio dell’assicurato con commenti falsi e fuorvianti sui social media. Un’altra copertura riguarda le frodi informatiche con il trasferimento di fondi non autorizzato; e anche il furto di denaro dal conto bancario o dalle carte di credito per via elettronica. È assicurato anche il furto d’identità che danneggia le persone con l’uso fraudolento della loro identità elettronica o la creazione di un sito web che le rappresenta, attirando in inganno i clienti.

Continua Bazzani:«Se attivare una polizza cyber risk può sembrare oneroso vi sbagliate: a fronte di investimenti minimi è possibile coprirsi con massimali fino a 50K. Inoltre, BIG vi offre un’assistenza tecnica puntuale e certificata, operativa in poche ore dal momento della segnalazione su tutto il territorio nazionale».

Per saperne di più, venite a trovarci o chiedere un appuntamento chiamando il numero 0039 02 87366170. La consulenza è gratuita.

*Le informazioni riportate non costituiscono contratto e non impegnano il broker o l’assicuratore per il quale valgono le condizioni contrattuali sottoscritte tra le parti. Leggere attentamente il fascicolo informativo di polizza prima della sottoscrizione.

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